lunedì 24 aprile 2006

lunedì 10 aprile 2006

mercoledì 5 aprile 2006

dichos - detti

Hace màs calor que follando abajo de un plastico
Fa più caldo che scopando sotto la plastica

Eres màs feo que el Fary chupando limones
Sei più brutto del Fary mentre succhia un limone

Ha frega’o el peròl
Ha lavato la pentola = va a morire

sombra de oro

Ci sono uomini che hanno l’ombra d’oro, come dice Baricco. Uomini che puoi percepire anche senza vederli. Ti rendi conto se sono in una stanza perché, come catalizzatori, creano un’atmosfera magica, hanno come una luce dentro che si diffonde.
Ci sono uomini così, e quando li vedi.. beh non devi lasciarli scappare.

Hay hombres que tienen la sombra de oro, como dice Baricco. Hombres que puedes percepir tambien sin verlos. Si estan en una habitaciòn de das cuenta porquè, como catalizadores, crean una atmosfera magica, tienen como una luz dentro.
Hay hombres asì, y cuando los vees.. pues no tienes que dejarlos.

domenica 2 aprile 2006

Mi vida sin mi

Ho appena finito di vedere “La mia vita senza me”, di una regista che credo che sia spagnola, o almeno lo è di lingua: Coixet, per quanto il nome suoni + francese che altro. La storia ha somiglianze vaghe con il “Dancer in the dark” di Von Trier, soprattutto nella forza dei personaggi, però raccontando una storia più verosimile e semplicemente umana. La fotografia, come si vede bene guardando gli extra, valorizza scelte un po’ “strane”.
Non perdetevi la prima delle scene tagliate: un colpo forte, un po’ fuori dalla melodia del film, ma che lascia abbastanza colpiti.

Acabo de ver una peli muy bonita. Se llama “Mi vida sin mi”. La directora creo que sea española, Coixet, y tiene que estar completamente loca. He visto los extras del DVD y esto parece. ¡Pero que buena le ha salido la peli! La historia igual no serà demasiado original pero està muy bien contada y la fotografia hace bonitas situaciones que parecerìan un poco tontas. Si te ha gustado “Dancer in the dark”, pues esta cuenta el drama en modo mucho meno pesado y romantico.
Encima si te fijas en las excenas cortadas hay la primera que te deja empactado. Seguro que la peli està mejor sin, pero hay que verla.

sabato 1 aprile 2006

martedì 28 marzo 2006

editoriale

Cos’è un blog?
Direi che è una domanda legittima per tutti i profani delle innovazioni informatiche come sono io.
La risposta: ecchennesò?
Ossia: un giorno Palmisia disse: perché non fai un blog? È semplicissimo, vai alla pagina blablabla.com e lo fai.

A cosa serve un blog?
Visto che già posso contattare per mail tutta la gente con cui voglio comunicar perché dovrei fare un blog?
La risposta: ecchennesò?
Ossia: come ben sanno gli “amici del muretto del concorso” mi hanno sempre attratto le novità (internazionalità, loghi, video, internet, siti, alla caccia di soldi e assessori, sale a pagamento non pagate,..) e questa era una di quelle novità così novità che neanche so come funziona. Direi che l’idea è abbastanza allettante, no?

Cosa si mette in un blog?
Ossia: cosa ci può essere nel mio blog che possa interessare me o gli altri?
La risposta: ecchennesò?
Ossia: metterò un po’ tutto quello che mi venga in mente. Che in realtà non sarà molto. Perché mi stancherò presto.

Conclusioni dell’editore.
Non chiedetemi spiegazioni
Questo blog sta qui, e tanto basta. Godetevi i 2 minuti di sollazzo che vi regala e se non ve li regala.. pace.

Per ogni spiegazione esistenziale rivolgetevi pure al mio consulente: Palmi

Adios
m

domenica 26 marzo 2006

paesaggi - paisejes

Albaicin - Granada
Nessun luogo, tra Granada e Siviglia
No lugar, entre Granada y Sevilla
Nowhere, between Granada and Siviglia

Alpujarras- Sierra Nevada

soglie - umbrales

barcellona - barcelona


Museo Meyer










Padiglione Barcellona, Mies











Herzog&DeMeuron











Centro congressi, Ferrater

riflessi - reflejos







siviglia - sevilla

alhambra





lunedì 20 marzo 2006

minimal2

Cammino per strada e cerco di capire quel che devo fare. Una miriade di pensieri e di immagini mi affollano la mente spaesandomi. E allora penso: ci vorrebbe la semplicità, ridurre le cose all’essenziale, al nocciolo duro delle cose.
E penso questo

E mi rendo conto che altro non è che il minimalismo, l’epuriazione del superfluo dalle forme del vivere.
E mi rendo conto che è lo stesso oggetto che mi ha fatto pensare esattamente il contrario.

mercoledì 8 marzo 2006

Minimal

L’architettura si occupa dello spazio, però di quella parte dello spazio caratterizzata dalla presenza umana. Per quanto siano “spazi”, ossia realtà con 3 dimensioni, non sono campi dell’architettura lo spazio siderale né la profondità della terra. Almeno finchè non si decide che essi dovranno accogliere l’uomo.
Come diceva un mio vecchio professore, l’architettura è caratterizzata da uno spazio vuoto interno percorribile; sperimentabile direi ora. E questo aggettivo fa la differenza tra l’astrazione fisica dello spazio e la realtà umana nella quale opera l’architettura.
Per questo le architetture minimaliste cadono al confine tra architettura e scultura, tra luoghi costruiti per l’uomo e l’astrazione mentale di spazi composti cartesianamente.
Il passaggio del tempo, della vita, su quello che nel minimalismo diventa un vero e proprio “oggetto” architettonico, segna il degrado dell’oggetto stesso, perché la perfezione che lo informava ne è stata attaccata. Sono spazi che richiedono ordine, pulizia, biancore, e in ultima analisi, l’assenza dell’uomo. Perché in tante foto di progetti minimalisti gli spazi compaiono vuoti? Proprio perché la presenza di un essere umano altera la composizione astratta e teorica di questi spazi. Ossia: sono concepiti per essere rappresentati, fotografati, renderizzati, immaginati, ma una famiglia, un gruppo di amici si sentirebbero a disagio ad utilizzare di questo luogo.
La produzione di questi progetti può essere legittimata dall’essere esercizi compositivi, ma la loro realizzazione è dovuta a una miopia nel riconoscere gli obiettivi veri dell’architettura. È come se si pretendesse di far capire a un alieno che cosa è l’uomo mostrandogli la rappresentazione vitruviana. Anatomicamente e proporzionalmente perfetta, ma carente della peculiarità più importante: la vita, e tutte le eccezioni ed eccezionalità che l’imprevedibilità della vita portano con sé.
Una creazione spaziale che tema la presenza dell’uomo non può dirsi veramente architettura, in quanto l’architettura nasce appunto come espressione di un luogo per l’uomo.