martedì 17 giugno 2008

freedom


Assenza di orari. Di routine. Di cose imprescindibili.
Caffè, città, colline. Notti, film, birre e ancora notti.
Mattine orfane dei suoni delle sveglie (aah! Che liberazione!). Giornate che iniziano quando gli occhi si aprono.
Piante carnivore. Rosmarino, basilico, salvia.
Telefoni che suonano, pranzi, panini, schiacciate.
Il prato della facoltà, il bar, la pizzeria.
Mi godo gli ultimi istanti di anarchia, prima che la vita arrivi a segnarmi con il suo pentagramma di ordini.
E, in questo mare, ci si sta proprio bene.

3 commenti:

Pier Anthony ha detto...

....infine jack si rese conto che dopo anni di fanculeggiamento alla routine, agli orari fissi, alla fottuta monotonia del timbrare quel cartellino, la sua anarchia "totale" era diventata la sua fottuta routine, schiavo di una libertà che si era imposto oramai da tempo.
Scossò la testa, una, una sola fottuta fredda lacrima gli bagnò la guancia, diede un pugno allo specchio si scheggiò le nocche, si accese una sigaretta, una bella pisciata, qualche schizzo non fortunato bagnò le piastrelle, si sistemò un sorriso disegnato e andò al suo primo appuntamento di lavoro.

Amélie ha detto...

e pensò: grande. straordinario come riesca ad apprezzarti giusto quando sto per perderti.
guardò il suo sorriso disegnato. gli stava proprio bene. o forse era solo lo specchio scheggiato che lo faceva sembrare tale.
respirò profondo e uscì, perdendo i suoi pensieri in quelli della metropoli

papaya ha detto...

uh, mi sento out!

vriiumnt