giovedì 24 marzo 2011

de-sidera


Desidera. De-sidera.
Me lo disse qualcuno tanto tempo fa, e da allora non si è più schiodato dalla testa. “Distanza dalle stelle”. Quello spazio siderale che ci separa dagli astri. La sostanza del desiderio è la distanza: tra chi desidera e l’oggetto desiderato, tra il desiderio e il suo avverarsi.
“De”. La distanza. Una distanza che immaginiamo copribile.
Perché altrimenti invece che un desiderio è un sogno. Una visione in cui speriamo, un racconto che attendiamo con impazienza. La salvezza che incontra la nostra vita.
"Sidera". E sempre che ci crediamo ancora, di poterla coprire.
Altrimenti si chiama delusione. E guardare le stelle, così lontane e lucenti, alimenta la profondità della nostra disillusione.

giovedì 17 marzo 2011

cielo spinato


Il sole cala lento dietro un velo di nuvole. Le panchine e gli alberi fanno bella mostra di sé ostentando il loro profilo migliore sulla cima della collina. Mi abbandono ad uno stato di semi-incoscienza postprandiale sdraiato su di un prato di margherite, rosolato dal timido calore solare.

È lì, nella culla di un limbo onirico, che mi perdo e mi abbandono ad una pace che assomiglia tanto ad uno strano stato di felicità. Una rilassata leggerezza.

E se fosse questo? Se fosse la conquista dell’atarassia la vera felicità? Se la stupidità ci permettesse di raggiungerla, questa felicità, più facilmente, più in fretta, in maniera più duratura? Se l’adattarsi, il piegare i propri desideri a ciò che è ottenibile, fosse la darwiniana soluzione alla complessità del vivere?

Ho in mente le parole di Oriana. E il suo ostinarsi a credere che, nonostante tutto, gli uomini non si meritino l’odio che riserviamo loro.

domenica 13 marzo 2011

vita in ringhiera


A questo serve la società.

A capire quanto di grande, vile, tenero e abbietto ci sia nell’uomo.

giovedì 10 marzo 2011

il corso


Sarà il vento fresco sulle mani. Sarà l’ebbrezza lieve e l’aria di una precoce primavera. Sarà la bicicletta che sfreccia selvaggia per le vie del centro. In ogni caso il mio corpo ricorda, e queste sensazioni sono associate alle notti di ritorno da via del Corso, il primo anno. Quando a tarda notte inforcavo la bici e scheggiavo per le vie deserte di una Firenze nuda e sonnolenta. L’aria fresca che premeva sul mio viso e sulle mani mentre spingevo sui pedali passando di fianco al duomo, solitario e magnificente, su per piazza San Marco, i viali, il cavalcavia, le Cure, le strade in salita contromano risalendo il Mugnone.

La pelle ha memorie che mi sorprendono.

mercoledì 9 marzo 2011

a me stesso


Se sei pronto a lasciare il padre e la madre, e il fratello e la sorella, e la moglie e il figlio e gli amici, e a non rivederli mai più; se hai pagato i tuoi debiti, e fatto testamento, se hai sistemato i tuoi affari, e se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino.

Vivere molto all’aperto, nel sole e nel vento, può senza dubbio produrre una certa ruvidezza di carattere, può far crescere uno strato di pelle più spessa non solo sul viso e sulle mani, ma anche su alcune delle qualità più squisite della nostra natura.

Vorrei, nei miei vagabondaggi, far ritorno a me stesso.

Da alcune colline appaiono in lontananza le dimore dell’uomo e la sua civiltà. […] mi rallegra vedere quanto poco spazio occupino nel paesaggio.

La natura possiede, io ritengo, un magnetismo sottile in grado di guidarci nella giusta direzione, se a esso ci abbandoniamo.

Il mio desiderio di conoscere è discontinuo, ma il desiderio di rigenerare la mente in atmosfere sconosciute, esplorando zone non ancora percorse dalle mie gambe, è perenne e costante.

Mentre quasi tutti gli uomini si sentono spinti verso la società, pochi sono fortemente attratti dalla Natura.

Walking, Henry David Thoreau

lunedì 7 marzo 2011

inutile


“Perché vedi, io sarò fucilato, ma morire non è un dispiacere. Diventare inutile, quello sì è un dispiacere. Ti dà come una disperazione”. Nguyen Van Sam

Oriana Fallaci, Niente e così sia

involtino domenicale


Poi ci sono le scorpacciate di vita. Quelle in cui i pensieri si inseguono uno dopo l’altro tracciando gli eventi, interpretando le situazioni, comprendendo, svilendo, derubando di senso la realtà. Sono giorni densi, carichi di novità e adrenalina. Quei giorni in cui l’odio non riesce a uscire se non in una strana forma, dolce e sorridente. Quei giorni che cominciano con non curanza, passano dalla repulsione, alla patetica comprensione, al desiderio di fuggire. Si annegano nella farsa e nell’alcol, gioiscono del cupolone visto di lontano, del cielo meraviglioso e degli ulivi, di parole leggere e cibo abbondante, di falsipiani sul panorama, di due occhi nuovi, di un’idiozia ritrovata, dei chili persi e ritrovati, del circo ed i suoi sogni fumosi. Di onestà innocenti che desideravi ancora.

Ci sono quei giorni che a srotolarli ne faresti un blog intero. E i post avrebbero il potere contundente dell’essere vivo. E ti fan pensare che, in fondo, è per questo che sei fatto.