venerdì 26 settembre 2008

il mondo a distanza monitor


Alzo gli occhi roventi dal monitor e li appoggio sulla finestra. Fatico perfino a mettere a fuoco cosa c’è oltre il balcone, a una distanza che non sia quella di un 15 pollici. A quanto pare fuori è arrivata un’altra stagione.
Rinchiuso e recluso nella mia cella personale, come un monaco o un carcerato, non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho messo il naso fuori da questa casa. Il sole fa il suo mestiere, là fuori, facendo girare i fogli sul calendario. Sulla mia scrivania la luce da tavolo rende eterno il tempo del lavoro, come un perenne flusso di impegno. Sono riuscito ad azzerare le funzioni vitali, biologiche e sociali. La sensazione di stanchezza e di fame, di freddo e di socialità.
È incredibile come la decisione (e una buona dose di incoscienza di sé o miopia) riesca a cambiare quello che sembra indispensabile, come il cervello riesca a disporre del fisico, delle sue necessità e desideri.
Ti fa sentire quasi onnipotente, il poter disporre della macchina del tuo corpo fino ai suoi limiti estremi. E, volendo, anche un po’ più in là.


Finchè non crolla. Il cervello o il fisico.

2 commenti:

papaya ha detto...

cambiare la propria mente implica sempre veder cambiare anche la propria fisiologia?

Amélie ha detto...

credo che vivere nella propria mente cambi il nostro modo di (non)vederci. il nostro relazionarci col mondo. e quindi la nostra fisiologia, sì