sabato 20 giugno 2009

guadalquivir


Attraversata la città nella notte, avvolto da un mantello d’aria calda, arrivo sull’argine del fiume.
Come in ogni città il fiume è un mondo, un posto appartato dal resto della civiltà. Non importa il numero di persone presenti e non importa il nome dell’acqua. L’argine è la soglia di un piccolo spazio ritagliato nella confusione cittadina. Ed è di notte che questo microcosmo mostra il fascino della sua esistenza. Ritagliato dalle sagome delle palme, delimitato dalla linea retta della banchina, il fiume non scorre attraverso la città, vi respira dentro. Quello che di giorno è una lingua invalicabile, di notte è un liquido misterioso cosparso di luci e riflessi. La Torre dell’Oro ci si specchia sopra mentre i lampioni di Triana rigano di pailettes la sua superficie.
E da animali quali siamo non riusciamo a sottrarci all’incanto delle luci nella notte, del corpo dell’acqua, del pericolo del mistero.

Nessun commento: