domenica 29 gennaio 2012

in un(a) lampo


Lui ha delle scarpe scure, in finta pelle, basse. I pantaloni stropicciati neri. Un maglione bianco a righe, con lo scollo a V, sformato dagli anni e dai lavaggi che lascia intravedere il lupetto nero al di sotto. I capelli castani scuri sono lunghi, raccolti sulla nuca in una coda che non riesco a vedere. Gli occhi sono leggermente sporgenti, rotondi, galleggiano su evidenti occhiaie. Il naso adunco, a pinna di squalo. I lineamenti del viso strategicamente nascosti da uno strato non troppo folto di barba bruna.
Lei è di spalle, e riesco a vedere ben poco. A parte i pantaloni eleganti, scuri, che svaniscono al di sotto di un cappotto bianco, le tasche chiuse con zip scure, un taglio ricercato. I capelli sono corti, segno del carattere probabilmente volitivo che li correda, castani chiari, tendenti al biondo. Una perla nera spunta sulla parte superiore dell'orecchio sinistro, un piercing che si è convertito in gioiello casual. Riesco solo ad immaginare i lineamenti armonici e ponderati. La sintesi dell'eleganza sdrammatizzata.
Li guardo. A loro non importa nulla della rozzezza del bar che li circonda. Del controsoffitto che sta per crollare, le travi in legno dipinte e lucidate, le sedie sgangherate, le pareti fintamente ridipinte. Lui a cercare con gli occhi qualcosa intorno, uno spunto. Lei a guardare altrove, dove io non posso leggerne il profilo. E dal bordo del suo cappotto, candido, penzola la fibbia metallica della lampo, a dondolare tra le gambe della sedia e quelle della sua padrona. Un'altalena notturna e infantile.
Non so perchè. Ma mi danno una strana sensazione. Di pace. Di casa. Di desiderio esaudito. Come se essere felice fosse ancora possibile.

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