venerdì 4 luglio 2008

siena - palio











E le foto del Palio? direte.
Beh non le ho messe. Ne avevo solo un palio...

giovedì 26 giugno 2008

martedì 17 giugno 2008

donde habita el olvido - JS

Cuando se despertó,
no recordaba nada
de la noche anterior,
"demasiadas cervezas",
dijo, al ver mi cabeza,
al lado de la suya, en la almohada...
y la besé otra vez,
pero ya no era ayer,
sino mañana.

Y un insolente sol,
como un ladrón, entró
por la ventana.

El día que llegó
tenía ojeras malvas
y barro en el tacón,
desnudos, pero extraños,
nos vio, roto el engaño
de la noche, la cruda luz del alba.
Era la hora de huir
y se fue, sin decir:
"llámame un día".
Desde el balcón, la vi
perderse, en el trajín
de la Gran Vía.
Y la vida siguió,
como siguen las cosas que no
tienen mucho sentido
,
una vez me contó,
un amigo común, que la vio
donde habita el olvido.
La pupila archivó
un semáforo rojo,
una mochila, un peugeot
y aquellos ojos
miopes
y la sangre al galope
por mis venas
y una nube de arena
dentro del corazón
y esta racha de amor
sin apetito.
Los besos que perdí,
por no saber decir:
"te necesito".

Y la vida siguió,
como siguen las cosas que no
tienen mucho sentido,
una vez me contó,
un amigo común, que la vio
donde habita el olvido.

Quando si svegliò
non ricordava niente
della notte anteriore,
“troppe birre”,
disse, al vedere la mia testa,
a lato della sua, sul cuscino …
e la baciai un’altra volta,
però ormai non era ieri,
bensì domani (mattina).
E un sole insolente,
come un ladro, entrò
attraverso la finestra.
Il giorno in cui arrivò
aveva occhiaie color malva
e fango sul tacco,
nudi, ma estranei,
ci vide, rotto l’inganno
della notte, la cruda luce dell’alba.
Era l’ora di fuggire
E se ne andò, senza dire:
“chiamami un giorno”.
Dal balcone la vidi
perdersi nel viavai
della Gran Via.
E la vita andò avanti
come vanno avanti le cose
che non hanno molto senso,
una volta mi raccontò
un amico comune, che la vide
dove abita l'oblio.

La pupilla registrò
un semaforo rosso,
uno zaino, una Peugeot
e quegli occhi
miopi
e il sangue al galoppo
attraverso le mie vene
e una nube di sabbia
dentro il cuore
e questa serie di amori
senza appetito.
I baci che persi,
per non saper dire:
“ho bisogno di te”.
E la vita andò avanti
come vanno avanti le cose
che non hanno molto senso,
una volta mi raccontò
un amico comune, che la vide
dove abita l'oblio.

freedom


Assenza di orari. Di routine. Di cose imprescindibili.
Caffè, città, colline. Notti, film, birre e ancora notti.
Mattine orfane dei suoni delle sveglie (aah! Che liberazione!). Giornate che iniziano quando gli occhi si aprono.
Piante carnivore. Rosmarino, basilico, salvia.
Telefoni che suonano, pranzi, panini, schiacciate.
Il prato della facoltà, il bar, la pizzeria.
Mi godo gli ultimi istanti di anarchia, prima che la vita arrivi a segnarmi con il suo pentagramma di ordini.
E, in questo mare, ci si sta proprio bene.

lunedì 16 giugno 2008

venerdì 13 giugno 2008

semplicemente difficile


Poi uno si domanda
come fa a fare sempre gli stessi errori.
Come riesce ancora
nonostante gli anni passati
a bruciarsi le tappe davanti.
Perché sia così complicato
essere semplici

giovedì 12 giugno 2008

pollicini della settimana


strano quest'idea che le cose passate tu le veda davanti e nn dietro
mete e non tappe passate

è strano k uno metta davanti degli obiettivi
e poi li voglia raggiungere
cioè
mi sembra come tirare il sassolino
e giocare alla settimana
ma quello che hai messo nn è futuro
è passato
cioè
erano obiettivi in passato
ma ora sono solo passato
no?
si..
cioè
cose k uno vuole raggiungere
se li mette li davanti
poi qnd li raggiunge..
beh
dice
e ora?
si
tu credi
che ci sia qlcosa
..sai già cosa intendo..
che quando arrivi
poi
nn ti viene + da dirlo?
esiste?
mm
mi sorpresi con il primo esame
a dire
e ora?
dopo
semplicemente
nn lo dici +
però la domanda sta sempre li
da qlche parte
solo k sa k forse
è meglio nn uscire
ma arriverà qualcosa
o qualcuno?
che poi la domanda esce e dice
mah, non è il mio posto, nn servo più
lui l'ha trovata la risposta
vado da qualcunaltro
è sempre quello, nella vita

diego el cigala & bebo baldes - veinte años



¿Qué te importa que te ame
Si tú no me quieres ya?

El amor que ya ha pasado
No se debe recordar.
Fui la ilusión de tu vida
Un día lejano ya
Hoy represento al pasado
No me puedo conformar
Hoy represento al pasado
No me puedo conformar

Si las cosas que uno quiere
Se pudieran alcanzar
Tú me quisieras lo mismo
Que veinte años atrás.

Con qué tristeza miramos
Un amor que se nos va

Es un pedazo del
Alma que se arranca sin piedad.

lunedì 9 giugno 2008

pollicini


Ci sono cose, obiettivi. Piccole mete che stabiliamo davanti a noi, come carote.
Sono piccole briciole di Pollicini impazziti, che lanciano tracce davanti a sé, desiderando poi di arrivare a raccoglierle.
Sono tappe, persone, eventi, situazioni, follie, errori. Mettiamo davanti a noi tante cose e poi le raccogliamo, collezionandole.



Poi un mercoledì mattina ti alzi, e sotto la doccia guardi le tue mani. Vuote.

E guardi le briciole cadere e sciogliersi, nel gorgo che ti inghiotte. E dici:

E ora?

pelle bianca su spiagge bianche









-Pfff, Michi, sono le 9.30. Dobbiamo alzarci.
Alzo la tavoletta verde del cesso, e mentre scarico le ventra mattutine chiamo.
- Bonjour. Stavi dormendo? Tra un’ora siamo da te. Preparati.
Il mondo tedesco stipato nel nostro studio si sveglia pian piano. Come una mandria di nomadi erranti ci riversiamo sui tavolini del bar, intrecciando inglese e italiano. Mentre gli altri si preparano io e Michi togliamo la multa dal parabrezza e parcheggiamo di fronte a casa.
Dopo qualche ora di strada arriviamo alle spiagge bianche di Rosignano Solvay, dove il bicarbonato delle industrie ha trasformato la costa toscana in quella improvvisamente esotica di un paese caraibico. Michi lega le birre ad una boa, per farle raffreddare. Facciamo le foto di rito (qualcuno mi spiega perché sono tutti chinati e io sono perfettamente in piedi, diritto?), disegniamo la spiaggia con il nostro campo da calcetto, arricchiamo il biliardino del bar, BigMichi si porta via un buon numero di birre del chiosco. La piramide umana, il travestito di sabbia.
Si riparte. Mi siedo alla guida del Vito 9 posti scambiandolo per una macchina da rally, e ci lasciamo scorrere intorno la campagna senese, al tramonto. Qualcuno prova a vomitare, al ritmo delle mie curve, ma non ci riesce.
Parcheggiamo sotto le mura ed entriamo a Siena, magnifica città. Entriamo nel ristorante e creiamo scompiglio, invadendo con la nostra Babele di lingue l’aria calma delle volte in mattoni.
Dopo aver salutato piazza del Campo ripartiamo alla volta della città della cupola.
Dopo varie peripezie finiamo alla festa ad Agraria, dove un mare di gente si muove all’ombra della luna, e al ritmo di reggae. Quando il cielo comincia a schiarirsi saliamo in macchina ed andiamo a casa.
Mentre in cucina ci spazzoliamo le ultime patatine alla tortilla qualcuno si infila in qualche letto, qualcuno si scola l’ennesima birra. Con la mattina arriva il sonno e le voci si spengono, pian piano, mentre quel pazzo di Bavaro entra alla Coop per comprarmi una pianta carnivora.
Ma dove cazzo lo trovate, uno così?

lunedì 2 giugno 2008

vecchi difetti


Strane meteore le parole degli amici, quando distruggono in un attimo di sincerità le illusioni del presente.
Strane pallottole gli sguardi degli amici, quando affondano il loro giudizio spietato dove sei più debole.
Strani binari le opinioni degli amici, quando pian piano ti portano a cambiare ciò che pensavi, senza scosse.
Strano potere, quello di un amico. Che si infila in quel che hai di più caro senza chiedere permesso.


venerdì 30 maggio 2008

cervelli sott'olio


Ok. Svegliarsi con il cervello in salamoia per i bagordi del giorno prima è una situazione abbastanza conosciuta ormai.
Ma svegliarsi con il cerchio alla testa, gli occhi gonfi e roventi, lo stomaco in pappa la mattina prima della festa, ancora sinceramente non mi era mai successo.

lunedì 26 maggio 2008

risciacquare i pensieri in arno



La corrente ci porta silenziosa a scoprire il mondo misterioso della città vista da un’altra prospettiva, quella di chi il fiume lo vive e lo naviga. Ponte vecchio, con le sue gigantesche volte puntellate. Le magnifiche teste di capra in marmo appese al ponte dell’Ammannati. I fronti della speculazione postbellica.
Ma non è questo a lasciare incantati.
È un sentimento più antico del Ponte vecchio, più remoto del concetto del ponte e dell’argine.
È una memoria ancestrale ed atavica scritta nel sangue.
È il richiamo dell’acqua.
È la sensazione di stare immersi in questo immenso corpo liquido, che sembra avere una sua volontà, seppur sopita nei riflessi della notte. La straordinaria presenza dell’acqua, a dieci centimetri da me, al mio lato, intorno e sotto. E io ci sono dentro. Non sopra. Dentro.

sabato 24 maggio 2008

postal desde lyon


Como no estabas con nosotros en Lyon, sacamos una postal para ti.
Y aqui ahora la tienes..
Pasalo bien JL!

mi sento solo - gianmaria testa


Mi sento solo
Solo come quei balconi
Con le tapparelle abbassate
Abbandonati
Dove la pioggia cade
La sabbia si posa
Si posa la polvere
E che se avessero voce li sentiresti invocare gli uccelli
Se avessero mani li vedresti disegnarsi gerani e azalee

Aspetto come loro
Qualcuno che mi riapra

Pavimento da calpestare
Veicolo di luce
Altro non so immaginare

domenica 18 maggio 2008

i giorni limbo


La luce entra fioca dall’alta finestra della cucina. Assaporo con avidità le patate fritte di Rocio, e le sue tostate. Il mio stomaco in preda alla fame chimica la ringrazia. Eve ci guarda mentre il sonno le vela gli occhi e le orecchie. Martin e le sue occhiaie leggendarie mi fanno compagnia in questo banchetto mattutino.

Mentre spalmo del pomodoro sul pane ripenso alla festa iniziata la sera prima. Al coniglio in gabbia, alla stanza spettacolare del Done. Al suo schermo da mille pollici, al suo patio, ai lituani. A quando siamo andati al Kitsh, al rum e pera, al telefono, alla pioggia che continuava a cadermi sulle braccia. Una chiamata che era meglio se non arrivava, la bicicletta senza freni all’1 di notte. La città che mi scorre di fianco, Beccaria, Poste, Duomo, S. Marco, Indipendenza, Fortezza. Cazzo, ho sbagliato strada. Porta al Prato, Stazione Leopolda. Torno con la mente al dopo concerto, al tavolo dove Eve raccontava un gioco, mentre un greco, due francesi, un’inglese, due spagnole e un tedesco provavano a risolverlo. Alle risate contagiose del ballerino hip hop, alle foto sullo schermo. Alle patate, al cous cous, al budino fluorescente. La strada del ritorno, in salita, contromano. Il divano, il computer, e la voce romagnola della 500 di cars che mi faceva morire dal ridere. Al casino che sempre accompagna Martin e Rocio, a quando entrano. Rivedo quando mi chiede se ho fame e inutilmente cerco di negare, recitando pessimamente.

Mentre sto per uscire con la bici il cielo decide nuovamente di scaricarsi sulla terra, lavando le strade. L’orologio segna le 8 del mattino. Mi addormento, mentre Rocio mi racconta i detti più volgari del sud della Spagna e Martin si intrippa con il suo computer. Alle 13 il cielo si è calmato. Mi vesto e sono in strada.
Puntualmente, come la sveglia, l’acqua torna a cadere e accompagna il mio ritorno a casa.

munich team