martedì 6 maggio 2008

bianco spuma- cap 6


- Dio mio. È tremendo – sussurrò Brandàn.
- Quella donna era un demonio – fece Krad grattandosi la peluria che aveva in testa.
- Non credo. Solo non ebbe mai il coraggio di scegliere tra la vita che aveva e quella che desiderava. La debolezza fu la sua sola colpa.
Negli occhi della barista si poteva leggere una profonda tristezza. Come se potesse intuire quella che per anni aveva accompagnato la donna.
- Se mia moglie mi avesse ingannato così l’avrei data in pasto agli squali! – disse in un impeto il gallego sbattendo il boccale sul bancone, come suo solito.
- Se tua moglie ti avesse ingannato così neppure te ne saresti accorto. Sei sempre in giro per i mari, idiota! – sottolineò Krad con la sua solita grazia.
- Poi Bris fece la cazzata di avvicinarsi alla donna e dirle che non sarebbe dovuta essere lì, ma che era contento di rivederla, dopo tanto tempo – incalzò il capitano perché Sara continuasse.
- Ovviamente Farrel non lo poteva sopportare. Vide negli occhi di Nnersi quello che da anni era scomparso. La luce di quella gioventù che l’aveva affascinato anni prima. Prese la cassa degli strumenti e la gettò addosso ai due. “Perché cazzo hai voluto portarla qui, traditore figlio di un cane?” disse fuori di sé. “Non ti bastava che ti punissi? Vuoi proprio che vi uccida entrambi?” “Non mi ha detto proprio nulla, Farrel. È dal giorno delle nozze che io e tuo fratello non ci parliamo più. È stato Ertmo. Mi disse che Bris gli aveva chiesto se una notte in mare avrebbe peggiorato di molto le sue condizioni. Gli scappò detto che era con te che doveva incontrarsi. In preda al panico il dottore venne a visitarmi e mi raccontò tutto” “Quel lurido verme. E io che mi sono fidato di lui in tutti questi anni. Non ha neppure le palle per affrontarmi a viso aperto” “Non è la sua guerra, Farrel. Ci è capitato in mezzo. Non lo voleva, ma l’abbiamo coinvolto. Abbiamo condannato anche la sua di esistenza senza che ce lo chiedesse” “Che siate dannati! È mai possibile che in questo paese nessuno abbia il fegato di affrontare i suoi errori?” ruggì “Deve sempre essere il sangue a estinguere le colpe?” e così dicendo prese il fratello e lo scaraventò contro il parapetto del ponte. “Ha colpe chi conserva i segreti altrui?” disse la donna con una voce che ormai non aveva più un briciolo di vita dentro. Il marito si avvicinò fino ad un palmo dal suo viso. “Ha colpa chi tradisce e continua a vivere nel tradimento.” “Non l’ho più visto da allora …” “Ha colpa chi tradisce e scappa alle sue responsabilità” “Voleva evitarti …” “Ha colpa chi conosce il peccato e lo nasconde” “E non ha forse colpa chi giura amore di fronte a Dio e poi se ne dimentica di fronte alla propria moglie?!” gridò Bris saltando al collo del fratello e sbattendolo a terra. Poi fu questione di un attimo. Il pescatore raccolse la fiocina da terra, si voltò e sparò. Bris non fece neppure in tempo a sentire il dolore alla spalla. Si rese solo conto che stava volando oltre il parapetto, dentro al nero mare.
Krad ebbe un singulto. Qualcosa dentro gli si bloccava ogni volta che raccontavano di uomini sommersi dalle acque.
Il vento sibilava tra le assi del tetto della baracca, ma nessuno sentiva nulla più che la voce sconosciuta di Nnersi ed un inspiegabile dolore alla spalla.
- Suo marito prese un coltello e le si avvicinò. Lei non si mosse. Nel mezzo del ponte, su quella nave che si lasciava trasportare dalla furia del mare, solo un soffio li separava. La guardò negli occhi e sentì il vuoto. Non c’era né desiderio di vendetta né liberazione. Né odio né paura. Quegli occhi erano morti, ora lo vedeva. “Tu non mi hai mai amato” disse serrando la mano sul coltello. “Io ti ho amato, ma non era di te che ero innamorata” rispose senza colore, in una maschera di lacrime. Alzò la lama e la appoggiò sulla gola di lei. Senza smettere di guardarla, con la voce rotta dalla rabbia e dal dolore, le disse: “Avrei potuto perdonarti. Avrei potuto fingere che mi amassi. Ma tu smettesti di vivere. Smettesti di parlare, di uscire, di ridere. Mi lasciasti solo a farlo per entrambi. La pena che volevi portare da sola, che non volevi condividere con me, ha finito per uccidere tutti e due. Perché se tu affondavi, io affondavo. Non esiste una colpa così imperdonabile come smettere di vivere, smettere di provarci. Non odiavo mio fratello perché ti amava. Lo odiavo perché la sua assenza era più importante della mia presenza. Non ti odio perché non mi amasti. Ti disprezzo perché lasciasti la tua vita al bivio, quando non riuscisti a decidere per nessuno di noi due.” Respirò profondamente, inchiodando i suoi occhi a quelli di lei “E mi sono odiato profondamente, nel silenzio delle nostre notti, quando scoprii di aver preferito la tua presenza alla tua felicità.” Fece correre la lama e vide quegli occhi scintillare, prima di spegnersi definitivamente e cadere fuori dalla sua vista.
Sara rimase in silenzio e chiuse gli occhi. Come se il coltello avesse aspirato la sua di vita. Gli altri abbassarono lo sguardo cercando sollievo nel fondo dei bicchieri.

2 commenti:

Amélie ha detto...

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papaya ha detto...

bon voyage, mon amie