martedì 5 maggio 2009

cena afro


Perdersi per i vicoli, salire, scendere. Avere il cielo come riferimento e i sensi come guida. La bellezza come criterio.
E infilarsi in una bettola, attraversare una porta che da su una delle tante strade che non stanno nelle cartine. Scoprire le ceramiche colorate a ricoprire le pareti e sguardi profondi e africani dietro al bancone.
Una piccola bambina, Leticia, si aggira trai pochi tavoli che ingombrano la stanza, articolando parole di un idioma non ben precisato. Un ragazzo giovane e svelto ci domanda cosa desideriamo.
Stasera pesce.
Probabilmente non si aspettavano un gruppo numeroso come il nostro. E chiamano rinforzi. Dalla cucina si vede sbucare una testolina, la cuoca, una ragazza che a stento arriva ai 16 anni. Il fratello maggiore, che rasenta i 18, silenziosamente e con discrezione serve i clienti, oscillando tra il portoghese, il francese e l’inglese. Un piccolo di una decina d’anni ci porta i piatti mentre un signore e un ragazzo entrano dalla porta principale per andare a piazzarsi al bancone e in cucina.
Il rosso è ottimo e ci strafoghiamo con pesce alla brace, risotto di gamberi, maiale in salsa con banane fritte.
La famiglia ha sempre un sorriso radioso per noi, che giochiamo con la piccola e chiacchieriamo con la tipica allegria di casa nostra.
Poi arriva il conto. Meno di 10 euro a testa.
La conquista, la scoperta, l’integrazione, e infine la soddisfazione. Di aver scovato un luogo verace e autentico, di averlo “inventato” per noi, di averne goduto e di aver speso poco.
Tutto ciò è impagabile.

1 commento:

papaya ha detto...

si