domenica 17 maggio 2009

giorni senza notti


Venerdì, ore 2.00. All’Alameda ci offrono di entrare in una discoteca e farci qualche shot gratis. Ovviamente non si rifiuta e ci infiliamo in un loculo di locale, un garage col bancone, dove ci servono ron miel e vodka. Finite le consumazioni andiamo verso la Plaza de las Armas, dove ci aspettano dei portoghesi. Il posto è una discoteca su 4 piani, ristorante e terrazza panoramica.
Ore 3.30. A Stewie non lo lasciano entrare perché ha i pantaloni corti. Lasciamo le ragazze con il gruppo e noi 4 ometti torniamo verso casa, barcollando e lasciando tracce x la città. Bici e poi fino a casa.
Ore 4.15. La fame chimica mi assale e mi metto su qualche crocchetta di patate e prosciutto. Con lo stomaco in affanno mi infilo tra le coperte a dormire.
Suona la sveglia, ma no riesco a spegnerla. Non si vuole spegnere. Apro il telefono. È una chiamata. Sono le 5.01.
-Pronto? Eli?
-Sì. Dove siete?
-A casa.
-Dormivi?
-…
Sveglia, pranzo al volo, doccia e treno.
Sabato, ore 18.00. Il treno ci scarica a Jerez de la Frontera, gruppo leonardini Rimini al completo. Adiamo al supermercato, facciamo il pieno di birra, hot dog, panini, patatine, sherry, vino, grissini.
Ore 19.00. La giornata inizia ora, a quanto pare. Ci sediamo in cerchio in una aiuola verde, a cavallo tra luna park, feria e cavalcavia ferroviario. Tutti intorno sono vestiti da feria, con abiti flamenchi, bicchieroni xxl di birra, tirati. L’Ale tira fuori il suo gioco migliore, e il tempo passa mentre quello strano gruppo di rumorosi italiani, un po’ gitanizzati a dire il vero, anche per i canoni del sud, mangiano, bevono, giocano, estranei a quello che succede intorno.
Ore 21.00. C’è da prendere una decisione. L’ultimo treno per tornare a Siviglia è alle 22. Il primo del mattino alle 9.30. Già provati dal giorno precedente ci guardiamo in faccia, mezzi sfatti. Si tira avanti.
Ci addentriamo nella feria, tra casette costruite come fossero vere, stand di musiche flamenche, cople, sevillane, nacchere, cavalli con i sonagli, carrozze, mandriani che scorrazzano i propri cavalli nel vialone principale, musica che esce da ogni dove.
Ore 23.00. Ci spostiamo alla casetta del Rincon Cherookie, dove il rock dovrebbe farla da padrone, ma evidentemente nessuno glie lo ha detto. Arriva la mezzanotte, e come cenerentole ci dirigiamo verso la casetta più piena, quella dell’arcigay di Jerez. I ragazzi entrano e io e l’Eli ce ne andiamo. L’appuntamento è per le 2.30.
Giriamo per il lunapark, osservando le generazioni di tamarri andalusi che infestano la loro propria patria, con piercing di perla, patacche giganti, gel a chili, tacchi esorbitanti, scollature all’ombelico, camice da matrimonio, esibizioni di sensualità. Un mercato della carne. Ci infiliamo in un misero trenino fantasma e poi sul Booster. Ci sediamo su due sedili affiancati, la barra scende a bloccarci il respiro. Poi i sedili cominciano a spostarsi indietro salendo. Il grande braccio ci porta in alto, in altissimo, a decine e decine di metri. Vediamo il luna park da lassù, dove finisce la feria, la città e oltre. Dove scompaiono le luci. Ma è questione di secondi perché il braccio scende rapido e ci lascia precipitare dal cielo a faccia in giù verso la terra, in un’apparente caduta libera trattenuta dalle cinture. A pochi metri da terra il braccio fa il suo lavoro e ci riporta in circolo, indietro, a oltre 100 km/h. Arriviamo al culmine e l’inerzia fa girare i sedili, voliamo a testa in giù, il mare all’orizzonte diventa un flash rovesciato, il mondo perde direzione, stiamo per schiantarci e di nuovo torniamo a volare.
Con l’adrenalina in circolo e il cibo pure, torniamo all’appuntamento. Giriamo altre casette con l’occhio crepato, con il freddo che comincia a entrare nelle ginocchia. Il tempo sembra non passare.
Ore 4.15. Io e l’Ester lasciamo gli altri a dormire sulle panchine e raggiungiamo il gruppo alla casetta gay. Ci sediamo subito fuori, come una coppia di vecchi che osservano i giovani, un mondo di sbandati all’eccesso. Un film privato. Due mosche stanche in mezzo alla bolgia notturna.
Ore 5.30 è il momento della colazione. Ci spariamo cioccolata e churros mentre uno stuolo di falene ci girano attorno come rapaci.
Ore 6.30 arriviamo alla stazione. Ci sediamo sulle sedie della sala d’attesa e cominciamo a dormire. Ci svegliamo a caso, per cambiare posizione, per constatare che il resto del gruppo è arrivato, per evitare dei ragazzi che fanno a cazzotti e dei pulotti che li trattengono.
Ore 8.00. Il freddo si fa sentire e ci spostiamo a dormire sulle sedie sul primo binario, dove il sole comincia a scaldare all’orizzonte.
Ore 8.45. Ci spostiamo sul binario in attesa del treno. Non ci sono posti sulle sedie. Ci sdraiamo sulla banchina o appoggiati all’ascensore, aspettando che il sole scaldi nuovamente i nostri sogni.
Ore 9.30. Saliamo e torniamo immediatamente tra le braccia di Orfeo.
Ore 11.00. Casa. Stewie va a dormire, io faccio il turno di pulizia di cucina, bagno, sala e camera. Cambio le lenzuola, pranzo, mi doccio.
Ore 15.00. Eccoci qua. È di nuovo ora. Prendo la bici e mi fiondo in centro, a scoprire il quartiere della Macarena al sole cocente del sud.
È un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.

4 commenti:

b(L)au ha detto...

che roba!!!
ma che pile usi?..non è mica normale?
o forse sono io che non ho più l'età!
un abbraccione,
by la 'vecchia' Lambretta (eh eh!!!)

Il Sultano del Brunei ha detto...

AHHAHHAHAH era un po che non ti sentivo.... ora capisco perchè!
ricordati anche di cercare una morosa perchè voglio fare il testimone.

Amélie ha detto...

ciao lambretta.
beh, effettivamente non pensavo di avere tante pile.
ma come vedi non è mai troppo tardi per fare certe scoperte.

papaya ha detto...

good man!