venerdì 3 maggio 2013

che pesci pigliare - day 4



Ancora una volta imbocchiamo la porta di un bar, piccolissimo, nei meandri di Galata. Davanti al bancone, un semplice e piccolo ripiano in legno,  l'unico tavolo è occupato da alcune ragazze presumibilmente canadesi. Ma non è questo ad averci attirato. Al di sopra del bancone si trova un tavolato in legno, un soppalco, e nascosto da mobili e cianfrusaglie d'epoca intravediamo un paio di sgabelli. Chiediamo di poter salire e l'anziano uomo ci dice che non c'è problema, ma che il tè dovremo portarcelo sù da soli. Per chiarirsi indica la scala: poco più che una scala a pioli.
I mattoni a vista e le voltine intonacate si sposano alla meraviglia con il tavolato inchiodato del soppalco, sul quale si trova il più piccolo bagno che io abbia visto: due pareti in perlinato appoggiate tra la scala ed il muro. Ed intorno a noi c'è un po' di tutto. Uno sgabello di reminiscenze romane, una cornice con un bassorilievo rappresentante un sole, una bandiera della Turchia, una credenza vetrata, scatoloni di ciarpame, bicchierini, tazzine e servizi da tè. Quando finalmente riesco a portare al nostro tavolo i chai, il barista mi urla da basso che lo zucchero lo trovo là, in alto sulla mensola, al di sopra della scala.

Facciamo ritorno nuovamente verso Sultanahmet, dove abbiamo in previsione di andare a mangiare in un ristorante con terrazza vista Mar di Marmara. Imbocchiamo la solita strada che ci porta fino al ponte di Galata ed al mercato del pesce. Il profumo di pesce alla brace che ci inonda è decisamente troppo allettante per ignorarlo e ci attardiamo per l'ennesima volta trai banchi. Una bancarella, una griglia ambulante, offre pesce arrostito. La tentazione è troppo forte e ne prendo uno. Il ragazzo sceglie un pesce cui ha già asportato testa e coda e lo appoggia sulla graticola. Con un arnese simile ad un attizzatoio comincia a spellarlo e poi, con perizia degna di un samurai, incide e spina il pesce senza tagliarlo, con mosse di una rapidità impensabile. Una volta pronto mette il pesce tra due fette di pane, lo guarnisce con insalata, verdure e salse varie e la mia cena è pronta. Per meno di cinque euro. Ottimamente spesi.
Oltrepassato il ponte vediamo la stessa scena sull'altra sponda, ma questa volta i pesci vengono cotti sulle barche attraccate, sorte di piccole imbarcazioni che sembrano uscite da un film su Singapore, ed i panini lanciati direttamente ai clienti che stanno sulla riva.

Mentre consideriamo di ignorare il ristorante per vagare ancora per i vicoli, ci infiliamo nella Moschea Nuova. Da poco i muezzin hanno chiamato a raccolta i fedeli ed il loro canto ha risuonato per tutta la città. Dietro di noi giunge un ragazzo in giacca e ventiquattrore, cammina spedito fino alla fonte. Si lava mani e piedi e poi si infila difilato nella grande sala della moschea. Noi restiamo nel cortile, a guardare le stelle fare capolino trai minareti e a discutere di prospettive. Gli occhi stanchi e contenti di tanto vedere, i piedi di tanto andare.

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