martedì 15 luglio 2008

carta a quadretti


Sono piccoli elementi in successione. Lo spartito musicale su cui si canta la vita di ogni giorno. La carta a quadretti che irretisce le diversioni quotidiane.
Il martedì piscina, il giovedì calcetto. La cena con gli amici, il sabato sera fuori a ballare. Il corso di pittura, le nuovi canzoni da imparare, il tango lunedì. Il pranzo con quelli che non vedi mai, che tanto il pranzo è corto e di loro ti frega il giusto. Tanto per non abbandonarli.
Sono come la struttura del tempo, una scansione che ci creiamo per non affondare. Una successione di rituali propiziatori coi quali ancoriamo il nostro tempo alla “produttività” ed evitiamo di sentirci in balia delle maree. Una rete di impegni e svaghi che ci rende tranquilli, ci orienta.
E proprio quello che ci fa sentire “a casa” è poi quello da cui spesso cerchiamo di fuggire. Quella maglia che ci dà sicurezza e che, alla lunga, ci viene stretta. La sentiamo condizionarci le giornate e costringere la fantasia. Un alibi per la mancanza di originalità.
Il caffè. La sigaretta. Il bar.
Sono necessari per stare in piedi.
O forse no?

2 commenti:

papaya ha detto...

sai, più che quadretti li definirei reti, trappole. ti accompagnano, ti stanno strette, cerchi di fuggirle, trovi qualcos'altro però poi non riesci a starci dentro neanche a questo qualcos'altro, e scappi di nuovo, rifugiandoti negli antichi quadretti. quelli grandi, da mezzocentimetro. quelli da prima elementare, perchè più o meno ci stai dentro da allora. e il bello e che loro ti accolgono ogni volta. e tu, ingrato, poi scappi di nuovo.

Amélie ha detto...

non mi sento intrappolato. non ora almeno. li vedo + come piccoli obiettivi che uno si pone. come mettersi da soli la carotina di fronte al naso, e costringersi a camminare. un po' stupido, ma d'altra parte funziona..