mercoledì 3 agosto 2011

testa-menti


Non c’è dubbio. È colpa della nostra testa, non del contesto.

Possiamo dare la colpa ai talenti, che ci impongono di utilizzarli al meglio. All’intelligenza, alla condizione economica, alla situazione affettiva. Possiamo rivoltare la frittata in mille modi, mordere la vita come nessuno, ma in fondo ciò che ci impedisce di viverla serenamente non sta al di fuori delle nostre mura.

lunedì 1 agosto 2011

passo e chiudo


È quasi la mezzanotte del primo di agosto. Le auto scorrono lungo il serpentone d’asfalto, attraversando uno dopo l’altro i piccoli paesini, pietre di una collana sgranata e antica. Scivolano nella notte, le luci silenziose, fino a raggiungere il Passo.

Ed è lì, nel cuore della notte e nel cuore dell’Appennino, a novecento metri di altitudine, che gli occhi assonnati faticano a realizzare quel che vedono. Mandano strani segnali al cervello che tarda a tradurli in un pensiero di senso compiuto. E così ogni cervello, lasciando dietro di sé quella visione onirica, riesce a concludere unicamente: cazzo ci fa un surfista quassù?


Seduti al tavolino del bar chiuso guardano le stelle, in quello squarcio di cielo tra il tetto dell’albergo e la chioma degli alberi. La notte è fresca e limpida, promessa di un grande nuovo inizio.

I due chiacchierano, sgranocchiando patatine messicane da quattro soldi, senza guardarsi in faccia, gli occhi fissi sul cielo stellato.

Parlano, ma quel che esce dalla loro bocca sembra non importare. Non hanno peso quelle parole. Perché non è la comunicazione il loro fine, non stasera. No, questa volta devono tracciare il tempo, isolare nella mente questo istante. Sono bolle di suono che si rompono nel silenzio della notte, imballaggio di memorie future. Come fossero il ticchettare di un orologio. Come se disegnassero una cornice sonora all’addio.

Poi i due si alzano, appoggiano la tavola da surf alla parete del bar e lasciano un messaggio di ringraziamento. Non ai gestori. Ma alla montagna.

Rimontano in auto e tornano verso valle, come pesci che risalgono la corrente per tornare là dove sono nati.

venerdì 29 luglio 2011

pneumatici


Una generazione che ha fatto della precarietà una professione. Che ha scambiato l’incertezza per indipendenza, la mobilità per libertà, le psicosi per normalità.

Un popolo che ritiene il futuro un pensiero del passato, il lavoro un prodotto di scarto di quella fabbrica di sogni che è l’educazione, i diritti conquistati dai padri un regalo dovuto. La giustizia un esito della sorveglianza.

Una gioventù che ha barattato l’affetto con il corpo, i valori morali con quelli economici, la vita con la fiction.

Una frangia della storia che ha perso una ruota in curva, che sbanda pericolosamente verso una rivolta indignata contro tutto ciò che la circonda.

domenica 24 luglio 2011

il mondo in una tenda


La montagna domina un piccolo bacino, circondata da un dedalo di gole e valli. Su di un avvallamento del terreno, poco sotto la cima, sta la tenda, riparata dal forte vento che preannuncia tempesta.

Al suo interno un ragazzo polacco sta usando il suo iPhone per connettersi a internet e chiamare, tramite skype, la sua ragazza statunitense, originaria di Taiwan, che lavora a Kyoto.

Penso a questa assurda combinazione di locale e globale, tradizionale e moderno, e sorrido.

lunedì 30 maggio 2011

piano sequenza


Prendere la macchina, incontrarsi, e volare verso il mare. Sbagliar strada, perdersi nel fuso di terra tra la zona industriale, il canale e la ferrovia. Prendere il traghetto per 10 metri e riderne. Finire in spiaggia, dove centinaia di giovani ballano la loro contentezza stagionale. Tornare a casa e pranzare a mezzanotte con una pizza surgelata. Svegliarsi ed accudire i propri figli come un pensionato. Inforcare la bici e perdersi trai colli. Scoprirsi a pensare che ogni città, vista sufficientemente da lontano, è bella ed affascinante. Come succede quando vedi la terra dall’aereo. Come succede quando vedi la costa dal mare. Come succede quando pensi a te stesso anni fa. Mettere le cassettine della scuola nello stereo ed ascoltare gli Smashing. Affacciarsi e vedere uno squarcio di cielo stellato, mentre le facciate degli edifici intorno sono pallidi di luna. Pensare all’orto come una porzione di mondo pura e salva, un’isola franca.

mercoledì 25 maggio 2011

3x2


Perché ci lanciamo sparati, convinti che la strada sia giusta, di aver finalmente trovato casa.

Corriamo in preda all’entusiasmo, respirando a pieni polmoni.

Poi arriviamo di fronte al numero civico che cercavamo.

E ora?

sabato 21 maggio 2011

altalena


Dannata necessità di ritenere gli altri peggio di quel che sono per sentirci meglio di quel che siamo

giovedì 19 maggio 2011

antidoto


L’unico antidoto – l’unico – contro gli estremismi del pensiero è la vita.

Le categorie, le convinzioni, i giudizi taglianti, le considerazioni nette. Tutto spazzato via. Da un briciolo di convivenza e una goccia di comprensione.

giovedì 12 maggio 2011

l'ombelico


Si vede che poi deve succedere.

Che la vita all’improvviso non ti appartenga più.

Pensavi di averla lì, raccolta con cura tra quattro mura. E invece un mattino ti svegli, apri gli occhi e non c’è più.

Sulla parete, di fianco al letto, uno squarcio si apre rivelando la piana come una ferita.

Silenzio

Chissà dov’è andata. Chissà dov’è fuggita.

Eppure le volevo bene.

Ti stringi alle coperte e a quella nebbia, che è tutto ciò che ti è rimasto.

venerdì 6 maggio 2011

altrui-smo


La felicità altrui è un abito che va indossato con dignità.
Altrimenti può ferire.

giovedì 21 aprile 2011

cielo


Possono le parole cambiare quel che si sente?

Può una processione di suoni, un ricamo di lettere, modificare anche un solo battito?

Può la volontà spostare il destino?


Puoi riportare indietro tutto questo?

giovedì 7 aprile 2011

principio di galleggiamento


Non c’è nessuna bilancia cosmica, nessun carma universale. Non ci sono leggi del contrappasso, errori di prospettiva, sinusoidi eterne o principi di Archimede.

Non ci sono forze che ci salvino se non siamo noi a voler restare a galla.

martedì 5 aprile 2011

fughe


Salutarsi come si saluta l'infinito.
Di lontano

giovedì 24 marzo 2011

de-sidera


Desidera. De-sidera.
Me lo disse qualcuno tanto tempo fa, e da allora non si è più schiodato dalla testa. “Distanza dalle stelle”. Quello spazio siderale che ci separa dagli astri. La sostanza del desiderio è la distanza: tra chi desidera e l’oggetto desiderato, tra il desiderio e il suo avverarsi.
“De”. La distanza. Una distanza che immaginiamo copribile.
Perché altrimenti invece che un desiderio è un sogno. Una visione in cui speriamo, un racconto che attendiamo con impazienza. La salvezza che incontra la nostra vita.
"Sidera". E sempre che ci crediamo ancora, di poterla coprire.
Altrimenti si chiama delusione. E guardare le stelle, così lontane e lucenti, alimenta la profondità della nostra disillusione.

giovedì 17 marzo 2011

cielo spinato


Il sole cala lento dietro un velo di nuvole. Le panchine e gli alberi fanno bella mostra di sé ostentando il loro profilo migliore sulla cima della collina. Mi abbandono ad uno stato di semi-incoscienza postprandiale sdraiato su di un prato di margherite, rosolato dal timido calore solare.

È lì, nella culla di un limbo onirico, che mi perdo e mi abbandono ad una pace che assomiglia tanto ad uno strano stato di felicità. Una rilassata leggerezza.

E se fosse questo? Se fosse la conquista dell’atarassia la vera felicità? Se la stupidità ci permettesse di raggiungerla, questa felicità, più facilmente, più in fretta, in maniera più duratura? Se l’adattarsi, il piegare i propri desideri a ciò che è ottenibile, fosse la darwiniana soluzione alla complessità del vivere?

Ho in mente le parole di Oriana. E il suo ostinarsi a credere che, nonostante tutto, gli uomini non si meritino l’odio che riserviamo loro.

domenica 13 marzo 2011

vita in ringhiera


A questo serve la società.

A capire quanto di grande, vile, tenero e abbietto ci sia nell’uomo.

giovedì 10 marzo 2011

il corso


Sarà il vento fresco sulle mani. Sarà l’ebbrezza lieve e l’aria di una precoce primavera. Sarà la bicicletta che sfreccia selvaggia per le vie del centro. In ogni caso il mio corpo ricorda, e queste sensazioni sono associate alle notti di ritorno da via del Corso, il primo anno. Quando a tarda notte inforcavo la bici e scheggiavo per le vie deserte di una Firenze nuda e sonnolenta. L’aria fresca che premeva sul mio viso e sulle mani mentre spingevo sui pedali passando di fianco al duomo, solitario e magnificente, su per piazza San Marco, i viali, il cavalcavia, le Cure, le strade in salita contromano risalendo il Mugnone.

La pelle ha memorie che mi sorprendono.

mercoledì 9 marzo 2011

a me stesso


Se sei pronto a lasciare il padre e la madre, e il fratello e la sorella, e la moglie e il figlio e gli amici, e a non rivederli mai più; se hai pagato i tuoi debiti, e fatto testamento, se hai sistemato i tuoi affari, e se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino.

Vivere molto all’aperto, nel sole e nel vento, può senza dubbio produrre una certa ruvidezza di carattere, può far crescere uno strato di pelle più spessa non solo sul viso e sulle mani, ma anche su alcune delle qualità più squisite della nostra natura.

Vorrei, nei miei vagabondaggi, far ritorno a me stesso.

Da alcune colline appaiono in lontananza le dimore dell’uomo e la sua civiltà. […] mi rallegra vedere quanto poco spazio occupino nel paesaggio.

La natura possiede, io ritengo, un magnetismo sottile in grado di guidarci nella giusta direzione, se a esso ci abbandoniamo.

Il mio desiderio di conoscere è discontinuo, ma il desiderio di rigenerare la mente in atmosfere sconosciute, esplorando zone non ancora percorse dalle mie gambe, è perenne e costante.

Mentre quasi tutti gli uomini si sentono spinti verso la società, pochi sono fortemente attratti dalla Natura.

Walking, Henry David Thoreau

lunedì 7 marzo 2011

inutile


“Perché vedi, io sarò fucilato, ma morire non è un dispiacere. Diventare inutile, quello sì è un dispiacere. Ti dà come una disperazione”. Nguyen Van Sam

Oriana Fallaci, Niente e così sia

involtino domenicale


Poi ci sono le scorpacciate di vita. Quelle in cui i pensieri si inseguono uno dopo l’altro tracciando gli eventi, interpretando le situazioni, comprendendo, svilendo, derubando di senso la realtà. Sono giorni densi, carichi di novità e adrenalina. Quei giorni in cui l’odio non riesce a uscire se non in una strana forma, dolce e sorridente. Quei giorni che cominciano con non curanza, passano dalla repulsione, alla patetica comprensione, al desiderio di fuggire. Si annegano nella farsa e nell’alcol, gioiscono del cupolone visto di lontano, del cielo meraviglioso e degli ulivi, di parole leggere e cibo abbondante, di falsipiani sul panorama, di due occhi nuovi, di un’idiozia ritrovata, dei chili persi e ritrovati, del circo ed i suoi sogni fumosi. Di onestà innocenti che desideravi ancora.

Ci sono quei giorni che a srotolarli ne faresti un blog intero. E i post avrebbero il potere contundente dell’essere vivo. E ti fan pensare che, in fondo, è per questo che sei fatto.