lunedì 9 settembre 2013

tutt.uno



Mi faccio trasportare dal tempo, inerte ed ebete come polline al vento, tutto osservando e nulla dicendo. Il mondo passa attraverso gli occhi come un film muto, come il paesaggio dai finestrini del treno. I suoni mi sciacquano i timpani, la pelle a gioire della brezza. Ed il palato sedotto dai mille sapori di questa terra.
La libidine di una cascata d'acqua domestica a lavarmi il capo, dei fichi che si sciolgono in bocca, della pastella fritta, delle verdure del campo. Della genuinità di una terra ancora viva. Della massività che ci accoglie tra le sue braccia di pietra.

mercoledì 4 settembre 2013

sinapsi di pietra



Mura possenti ci circondano. Pareti come madri ci abbracciano, massicce, tonde, morbide. È nel ventre della terra, in stanze quadrate, sotto coni che allattano il nostro spirito; tra nicchie che nascondono l'inessenziale, sulla pelle di intonaci illuminati dall'ultimo sole, è qui che ritroviamo noi stessi, egoisti schizofrenici dalle manie esistenziali.
È qui, su pavimenti lisciati dai decenni, circondati da campi a perdita d'occhio, da alberi che danno ombra e frutti, da qui fino al lungo orizzonte; è qui, nel tempo che è antico ed il clima è amico, che noi ritroviamo, finalmente, noi stessi.

martedì 3 settembre 2013

di paese



Si agita, euforico. Salta e volteggia come fosse in preda a qualche strano spirito -oltre a quello alcolico, si intende. Solleva ritmicamente il cappello da cowboy  rivelando una calvizie avanzata che a nessuno interessa. I vestiti (la giacca color panna, il panciotto, la camicia chiara) stentano a contenerne l'entusiasmo e ci trascinano nelle feste di paese di tanti anni fa, le feste che conosciamo solo dai racconti altrui e da qualche foto seppiata. La banda, uscita direttamente dalle sagre di un'Italia ormai scomparsa, fa cerchio intorno a lui raccogliendone l'allegria e trasformandola in melodie.
Attorno una folla festante di tutte le età si accalca in ogni dove. Gradini, lampioni, balaustre, terrazzi, tetti, mura. Il borgo di Ceglie Messapica viene assaltato per una notte dall'orgoglio di essere paese e di sapere ancora gioire dei piccoli piaceri. E a ricordarlo è un Vinicio particolarmente sbronzo inquadrato da una cupola di stelle.

lunedì 19 agosto 2013

la crisi



Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere "superato".
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein

mercoledì 7 agosto 2013

una ragione



Aveva un bisogno disperato di loro, non solo per i favori, non solo per quello che avrebbe potuto ottenere a vantaggio di Yankel e di se stessa e che Yankel non poteva permettersi, ma perchè fornivano dita per tappare i fori nella diga che tratteneva la verità a lei nota: cioè che non amava la vita. Che non c'era una ragione convincente per vivere.

Ogni cosa è illuminata - Jonathan Safran Foer

lunedì 15 luglio 2013

girasoli



L'aria dell'alba è frizzante, fresca dopo l'acquazzone estivo. Zaino calcato sulle spalle, passo saldo, mi avvio verso il lungo viaggio di oggi. Il profumo e le sensazioni tradiscono il passaggio degli anni e mi riportano alle mattine passate sul Cammino, ad infilare un passo dietro l'altro, a riempire gli occhi di pezzi di mondo.

È bastato un violento scroscio d'acqua notturno per paralizzare la stazione di Verona e farmi perdere la coincidenza. Mi dirigo allora verso il centro ad approfittare dell'imprevisto. L'Arena stira le sue rughe nell'aria opaca, il Castelvecchio continua a presidiare le acque dell'Adige, un tavolino in metallo accoglie il mio libro, all'ombra di un ampio platano.

Abbandono lo zaino sul parquet e mi affaccio, appoggiandomi al parapetto proto-liberty. Sotto di me, oltre i platani, il Rodano scorre mansueto sancendo il confine dei quartieri vecchi. Edifici maestosi, campanili a svettare sulla collina, la sagoma obesa dell'Opera ed un'aria da grande città.

La Croix-Rousse si lascia risalire, una lunga scalinata come un ombelico che la lega al fiume cui deve il suo passato industriale. Sulla cima, dal ristorante maghrebino, la città è uno spettacolo di lucciole artificiali, solcate dal fiume, movimentate dai rilievi. Una piccola Tour Eiffel scintilla sulla destra, proprio di fronte alla cattedrale.

Si salutano gli idiomi, si baciano guance sconosciute, si sfoggia tutti lo stesso sorriso. La famiglia di Alicia ci ospita e ci rappresenta: genitori originari del nord della Spagna trapiantati nel cuore della Francia, figlie splendide e perfettamente bilingui che tornano a rinsaldare il loro legame con entrambi i Paesi. Maria, granadina residente a Parigi, e Pierre-Maxim, tornato in patria dopo lunghi anni di permanenza in Sudamerica. Melanie e Charlie, a rispolverare esperienze estere ispaniche ed anglosassoni. Gaelle, che porta orgogliosa l'accento gallego misto ad un francese senza sbavature, reduce da Tahiti, dalla Guiana, pronta a trasferirsi in Estremo Oriente.

Si schiudono abbracci, si sciolgono parole di cui ci si potrebbe vergognare in altre occasioni. Si sigilla nuovamente la grandezza di quel che è stato. Si lascia agli sguardi ciò che le parole non sanno mai dire.

lunedì 8 luglio 2013

un camminatore



Infilo i passi uno dietro l'altro e percorro lentamente la cresta del calanco. Un ampio arco a picco sulle viscere aperte di Madre Terra. All'orizzonte, pericolosamente pendente su una delle ferite di argilla, un trattore incide la superficie erbosa, a pochi metri dal precipizio.
Il sentiero poi torna ad essere strada sterrata, fiancheggiata da palizzate ed appezzamenti di terreno. Mi fermo su questa soglia invisibile ad osservare calanchi e pendii. Dalla stradina emerge un signore, bastone ed abbigliamento tecnico un poco datato. Avanza con passo cadenzato, privo di fretta, il bastone a segnare la via poco prima di lui. Gli rivolgo un silenzioso cenno del capo
- Da solo? - mi domanda mentre mi sfila dietro senza fermarsi.
- Già - rispondo un poco sorpreso.
L'uomo passa oltre ed ho giusto il tempo di sentirlo dire "Un vero camminatore" prima che sia fuori portata per una risposta.

un'altra forma di destino



L'estuario di San Lorenzo era una risposta inattesa.
Alle spalle di Guy, seduta sul pagliericcio, Nancy Claus intratteneva le bambine. Spiegava che il fiume, migliaia d'anni prima, s'era scavato una via verso il mare. Aveva eroso il granito, strappato terra alle sponde, abbattuto foreste.
Guy pensò che a raccontarla in quel modo, sembrava che il fiume avesse deciso dove passare. In realtà, il San Lorenzo aveva eroso il granito che la corrente gli consentiva, non un granello di più. Aveva abbattuto foreste fin dove le piene riuscivano a salire e strappato la terra che si lasciava strappare.
A ben guardare, pur con tutta la forza delle sue acque, il San Lorenzo s'era dovuto accontentare dell'unico letto possibile. La scelta era soltanto un modo di dire, un punto di vista ristretto, che non teneva contro di troppi dettagli. Allo stesso modo, pensò, gli uomini si convincono di scegliere, ma il cammino che percorrono è sempre l'unico che hanno a disposizione.
Guy era il fiume. Pensò di aver preso la decisione migliore, ma solo perchè era l'unica possibile.
Il fiume doveva aprirsi la via fino al mare, per non finire in secca e morire.

Manituana - Wu Ming

venerdì 5 luglio 2013

orto dei giusti



Sette pelli. Sette grandi lenzuoli di cuoio. Sette tende nomadi, comprate a sette diverse famiglie Tuareg. Sette case di tela unite tra loro a formare un unico grande riparo sotto al cielo, tirate da cavi, lacci, fasce di cuoio. Sostenute da un reticolo di canne e bambù, puntellate da pali in legno scuro decorati da mani esperte, mani rifugiate in Paesi stranieri. E sotto tappeti, cuscini in pelle, in tessuto, enormi dischi di rame e stagno decorati con motivi mozarabici appoggiati su piedi in ferro battuto, tavoli pieghevoli, trasportabili. Sopra  piatti in ceramica spessa, pesanti, smaltati di colori sanguigni. Dentro ai piatti cous cous, falafel, salse piccanti e vegetariane. Intorno a noi tanti pantaloni arabeggianti e un unico, inimitabile, completo Tuareg, blu come la notte, a coprire da capo a piedi una pelle che sa di sole e di sabbia.

Ci guarda con aria serena ed un sorriso lunare. La barba lanosa, nera, scomposta da piccoli rasta naturali. Un copricapo in tessuto nero, una sorta di calza, ben calcata sul capo. Un vestito lungo, dai colori sgargianti, decorato all'inverosimile. Due grosse collane, due spessi anelli di cuoio striato di policromie pure. Due amuleti pensiamo, due regali diciamo, due doni ci risponde. Ci offre la sua bevanda, il caffè di Touba, una ricetta dove l'effetto della caffeina viene annullato aggiungendo un decimo di djar.

- Dove sei stato?
- Milano, Lombardia, Lecce, Sicilia, Campania
- E ti trovi bene qui?
- Qui o altrove, per me è uguale. Il cielo e la terra sono gli stessi ovunque. Avete solo pareti di cemento più alte.
- Eppure la gente è differente.
- Tutto sta nella testa.
Mi guarda e sorride.
- Però non puoi negare che ci siano luoghi dove si sta meglio che in altri.
Fissa gli occhi nella notte, pensieroso, e mi risponde.
- Hai ragione.
- E per te, quale è?
- Touba - mi dice-. C'è un posto, a Touba, che per me è quel posto, quello dove penso potrei stare bene.


Mi dà la mano, Djef, pelle ruvida e incartapecorita, un volto da ventenne e quasi quarant'anni nel passaporto. Ci salutiamo e ce ne andiamo, ognuno per la propria piccola strada.

giovedì 4 luglio 2013

responsabilidad de los arquitectos



Qué se puede esperar de una ciudad que le da la espalda a su río.
Buenos aires crece descontrolada e imperfecta: es una ciudad superpoblada en un país desierto. Una ciudad en la que se alzan miles y miles y miles de edificios, sin ningún criterio: al lado de uno muy alto hay uno muy bajo al lado de uno racionalista hay uno irracional al lado de uno estilo francés hay otro sin ningún estilo. Probablemente estas irregularidades nos reflejan perfectamente: irregularidades estéticas y éticas. Estos edificios que se suceden sin ninguna lógica demuestran una falta total de planificación. Exactamente igual es nuestra vida: la vamos haciendo sin tener la más mínima idea de cómo queremos que nos quede. Vivimos como si estuviéramos de paso en Buenos Aires. Somos los inventores de la cultura del inquilino.
[...]
 Yo por mi parte estoy convencido de que las separaciones y divorcios, la violencia familiar, el exceso de canales de cable, la incomunicación, la falta de deseo, la abulia, la depresión, los suicidios, las neurosis, los ataques de pánico, la obesidad, las contracturas, la inseguridad, el estrés, y el sedentarismo son responsabilidad de los arquitectos y empresarios de la construcción.
De estos males, salvo el suicidio, padezco todos.

Medianeras - Gustavo Tratto

domenica 30 giugno 2013

dalla tua pelle



Come un gruppo Metal / In un locale vuoto
Con due vecchi al bancone / Ti sentirai
Come un cecchino / Senza le munizioni
Al suo primo lavoro / Ti sentirai
Animale da ghiaccio ai tropici / Vegetariano costretto a tritare carne
Per campare...

Come quando / Sono a un palmo di naso

Dalla tua pelle / E non riesco a sfiorati 
Non riesco a sfiorarti

Naufrago leghista / Salvato da un rumeno

Residente a Milano
Aspira polvere nel deserto / Un nuovo sospettato

In un caso già chiuso

Come quando / Sono a un palmo di naso

Dalla tua pelle / E non riesco a sfiorati
Non riesco a sfiorarti

La distruzione di un amore - Colapesce

sabato 29 giugno 2013

virtuoso



Un solitario sarà sobrio, pio, porterà un cilicio; ebbene, egli sarà santo: ma io non lo chiamerò virtuoso che quando avrà compiuto qualche atto di virtù da cui gli altri uomini avranno tratto beneficio. Fintanto che è solo, non agisce nè bene nè male; per noi non è niente.

Voltaire, Dizionario filosofico

lunedì 24 giugno 2013

qualcosa in comune



Il Comune è un cristallo di cobalto nella notte calda. Sul prato che scende fino all'ingresso del palazzo stanno a gruppi i nuovi cittadini, coloro che sono ancora in grado di trasformare lo spazio pubblico spontaneamente. Tre bengalesi che chiacchierano sotto le stelle infuocate di giugno, alcune donne col velo sedute su tessuti variopinti, bambini dai lineamenti mediterranei che sfrecciano lungo le rampe con dei rudimentali skateboard, giovani dalla pelle scura che giocano a badminton nello spiazzo centrale.
Ed una sensazione di sollievo mi accompagna fino a casa.

domenica 9 giugno 2013

nothing arrived



I waited for something, and something died
So I waited for nothing, and nothing arrived

Villagers - Nothing arrived

martedì 4 giugno 2013

hablemos de lo que quieras, pero hablemos



hablemos de ruina y espina / hablemos de polvo y herida
de mi miedo a las alturas / lo que quieras pero hablemos
de todo menos del tiempo / que se escurre entre los dedos

hablemos para no oirnos / bebamos para no vernos
hablando pasan los dias / que nos quedan para irnos
yo al bucle de tu olvido / tu al redil de mis instintos
maldita dulzura la tuya / maldita dulzura la tuya
maldita dulzura la tuya

me hablas de ruina y espina / te clavas el polvo en la herida
me culpas de las alturas / que ves desde tus zapatos
no quieres hablar del tiempo / aunque este de nuestro lado


y hablas para no oirme / y bebes para no verme
yo callo y rio y bebo / no doy tregua ni consuelo
y no es por maldad lo juro / es que me divierte el juego
maldita dulzura la mia / maldita dulzura la mia
maldita dulzura la mia
maldita dulzura la nuestra

Vetusta Morla - Maldita dulzura

lunedì 3 giugno 2013

romàntico, vagabundo, aventurero



Romàntico: aquel que acaricia las ideas amorosamente, las ideas màs allà de su viabilidad. Vagabundo: aquel que concibe el mundo como un escenario de viaje permanente en el que no hay que apoltronarse y detenerse. Aventurero: aquel que concibe la vida como una aventura cuyas consecuencias resultan incalculables.

Paco Ignacio Taibo II

domenica 2 giugno 2013

e forse non avremo niente



Se esistesse un sindacato della vita probabilmente a questo punto sarebbe sceso in piazza con tutti gli stendardi e i megafoni a disposizione a protestare contro l'ingiustizia della storia che ci vede senza prospettiva, figli di quelli che non avevano quasi niente ed hanno costruito tutto, condannati ai sensi di colpa perchè noi siamo nati con tutto e forse non avremo niente.
O forse nemmeno questo, visto che in fondo siamo solo dei bamboccioni viziati, e la nostra storia probabilmente non sta simpatica a nessuno, visto che suona così poco eroica ed idealista.
Ma in fondo chi lo dice che la bellezza, il valore ed il piacere della vita si debbano misurare necessariamente secondo questi parametri?
Chi lo dice che dobbiamo essere della stessa felicità anni 50, e che non esista un altro tipo di soddisfazione, nascosta da qualche parte, nella vita?

Pastro

lo màs bonito



Es que, mira, lo màs bonito de esta vida
es el amor, y eso està claro
y lo màs dificil es mantener una pareja.

Asì que algo hicieron mal.

Esmeralda

domenica 26 maggio 2013

rosso


Le piogge dei giorni scorsi hanno fatto il loro lavoro ed i corsi d'acqua sono colmi. Il canale è ora un fiume, largo e irruento, di un verde limaccioso. Solo l'odore fetido è rimasto lo stesso.
Mi addentro per il sentiero che lo costeggia, accovacciandomi al di sotto di alberi franati al suolo, scavalcandone altri. E poi, poco prima di Corticella, ecco che l'argine si rifà ampio e compaiono piccole costruzioni provvisorie, baracche e strutture di giunchi a sostenere reti da polli. Raggruppati trai recinti di un orto scorgo alcuni ragazzi di chiara origine andina che stanno consumando il loro pasto domenicale di riso e carne alla brace.

Erano giovani. Tanti non arrivavano ai venti, qualcuno poco più. E qui, su questo sperone a strapiombo sul calanco, su questo trampolino che dà le spalle all'Appennino e guarda in faccia la città felisnea, vennero fucilati. I corpi rotolarono a valle, scaraventati dagli aguzzini, trascinati dalla neve e dalle piogge primaverili.
Qui, in questo luogo affascinante e carico di dramma, si trova il memoriale di Sabbiuno. Una parete in cemento alta come un uomo, fucili smaltati puntati verso la valle. Un groviglio di filo spinato rosso rotola verso il fondo valle, per decine di metri, tracciando l'ultimo viaggio di quei ragazzi, di quei corpi. Fino alla grande croce bianca.

sabato 25 maggio 2013

questa non è una storiella



E io: "Cosa intende dire?"
E a questo punto depose il libro. E mi guardò. E disse: "La vita non è giusta, Bill. Quando diciamo il contrario ai nostri figli, facciamo un grosso errore: non solo è una bugia, è una bugia crudele. La vita non è giusta, non lo è mai stata e non lo sarà mai". [...]
Questo libro dice "la vita non è giusta" e io vi prego, una volta per tutte, di crederci. Ho un figlio grasso e viziato che non conquisterà la donna più bella. E che sarà sempre grasso anche se diventerà pelle e ossa e sarà viziato per sempre e la vita non basterà a renderlo felice, e forse è colpa mia (datemi tutta la colpa, se volete). Il punto è che non veniamo creati uguali, la vita non è giusta. Ho una moglie fredda. È intelligente, stimolante, fantastica. Non c'è amore. Il che può anche andar bene purchè non continuiamo ad aspettarci che tutto in qualche modo si sistemi per noi prima che moriamo.
State a sentire (e gli adulti saltino questo paragrafo). Non voglio dire che questo libro abbia un finale tragico, ho già detto nella prima riga che è il mio libro preferito. Ma c'è del brutto in arrivo, alle torture siete già preparati, ma c'è di peggio. È in arrivo la morte, ed è meglio che afferriate questo punto: muoiono le persone sbagliate. Siate pronti. Questa non è una storiella.

William Goldman - La principessa sposa