mercoledì 30 settembre 2009

il mondo in una stanza


Gli stavo dando corda giusto perché stavo aspettando, e in questi anni l’attesa è diventata una compagna ingombrante con cui ho imparato a ballare. La sala d’attesa era vuota e l’anziano signore non aveva voglia di conservare il silenzio nelle sue orecchie; o non voleva pensare a sua moglie in sala radiologia; oppure semplicemente aveva bisogno di scaricare un po’ di tensione. In ogni caso cominciò a parlare, come sempre succede, del più e del meno. È meraviglioso come i “luoghi comuni” vengano nutriti e cresciuti nei luoghi più comuni, luoghi di sosta che normalmente prendono la forma ideale di sale d’attesa. Dal medico all’ascensore, dalla fermata del tram al terminal aeroportuale. Mi ero già preparato al soffice assalto delle inezie che mi venivano riversate addosso con quella predisposizione d’animo che mi ricorda tanto il cellophane: pronto a farmi scorrere addosso qualsiasi cosa, rispondendo cortesia a banalità, senza lasciarmi infastidire.
Erano già diversi minuti che il discorso scorreva liscio, senza increspature, quando all’improvviso il vecchino esce dal seminato, cambia ritmo alla mia danza personale e inciampo, fende il mio cellophane. Senza neppure rendersene conto mi zittisce con una sola frase e poi prosegue con nonchalance, non accorgendosi che lo strappo ormai è fatto e che si allargherà sempre di più. Un sasso in uno specchio.

Ero in oncologia e un ragazzo mi dice: ho girato tutto il mondo e ora guarda, il mondo si è fermato in questa stanza …”

2 commenti:

papaya ha detto...

bellissimo. come se ne fosse rimasto stupito, più che arrabbiato. ah, la vita, a volta dà speranza laggiù, nelle parti più buie.

Amélie ha detto...

assurdo, folle e potente