martedì 23 ottobre 2012

la stessa



Ci vedremo, in un'altra terra con un'altra lingua. Tu sarai la stessa, ma con un altro nome, un'altra storia, un altro sguardo. Eppure io avrò ancora tutti gli oggetti che mi hai lasciato in tutti questi anni, quando eri tu senza saperlo.
Quel portachiavi a forma di tartaruga, imbarazzante per uno della mia età. Quell'anello, così tanto più grande del mio dito. Le scarpe che comprammo insieme, che dovevano cedere col tempo, e che invece continuano a martoriarmi i piedi. I boxer, quelli rossi da pugile, che comprai perchè ti piacevano e che quindi, in fondo, sono tuoi. Il cactus che era piccolo piccolo, e che ora scoppia di salute. Le scarpe da venti euro che mi facesti comprare, che vissero senza di me, che viaggiarono la penisola ispanica senza il proprio padrone, passando di mano in mano, di lingua in lingua, finchè tornarono a me, anni dopo, in un'altra città di un altro Paese. Il pupazzo di carta che mi costruisti per esorcizzare la scimmia che aveva il sopravvento su di me e che è ancora appeso alla parete di camera mia. La cintura che mi desti per evitare che perdessi i pantaloni per le strade di Madrid. Lo scampolo di tessuto di quel blu elettrico inguardabile, che conservo solo perchè tu ci cucisti sopra un gigantesco bottone. Il braccialetto di cuoio da quattro soldi, quello con i buchi, che ci legammo al polso nell'ascensore di Barcellona, prima che questa crisi venisse a rubarci i nostri sogni di gloria. La collana che mi portasti dal Brasile, al ritorno da casa. I calzetti con l'antiscivolo, orribili. E tutti quegli oggetti intangibili che sono i ricordi.
Li avrò tutti con me. E forse, consegnandoteli, sarò finalmente libero.

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